Talking 'bout a revolution, vent'anni dopo

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A volte apri il cassetto della tua scrivania alla ricerca di un accendino e trovi una cassetta di vent’anni prima. Proprio di vent’anni esatti. Sono cose che fanno pensare.

Non ho nessuna nostalgia per quell’età oscura che si ricorda spesso con troppa tenerezza. Solo che ti dà una impercettibile vertigine rivedere improvvisamente la calligrafia di una di quelle complicatissime amicizie che da adolescenti si confondono per qualcosa di così grande da assumere una dimensione quasi epica.

Ho sempre conservato con cura questo oggetto ed ora che è diventato quasi un pezzo da museo me lo ritrovo davanti per caso, assolutamente per caso, come qualcosa che si credeva di avere buttato e invece si è salvato solo perché non abbiamo centrato il cestino dei rifiuti.

Vale la pena di fare un bilancio dei vent’anni che mi separano dal pomeriggio in cui è stata incisa questa cassetta? Certo che no, ovvio. Ma quel momento così lontano in un modo o nell’altro resta intrappolato tra le mille cose di questa giornata, un filo rosso – così scrivevamo allora, dentro a quelle lettere così interminabili e sentimentalmente sgrammaticate – che tiene insieme due mondi lontanissimi. Meglio, un filo rosso lungo vent’anni che, in fondo, non tiene insieme più nulla. Ma intanto se ne sta lì, a ricordarti che hai vissuto tanto e che tanto ancora hai da vivere. Basta non perdere mai curiosità e capacità di lasciarsi sorprendere, anche da una cosa da niente come quella che ti puoi trovare davanti quando apri il cassetto della tua scrivania alla ricerca di un accendino.

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