600 posti

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A fine gennaio mi sono appuntato l’url di un articolo del Corriere.it che annunciava gli investimenti di Apple per la creazione di un centro di eccellenza dedicato ai dev iOS. La notizia stava nella location: per la prima volta gli investimenti erano rivolti non alla solita Milano ma alla bella e sofferente Napoli. Mi aveva colpito ai tempi la chiosa dell’ufficio stampa di Matteo Renzi, che si appropriava della notizia marchiandola a fuoco con un banale: 600 posti di lavoro.

Schermata 2016-01-22 alle 07.05.30Pochi giorni fa ho letto invece che Amazon sta investendo nel Lazio per la creazione di un nuovo centro di distribuzione in un vecchio impianto dell’Enel ormai dismesso. Anche qui la stampa ha sottolineato principalmente il numero di dipendenti previsti dal piano industriale, che in tre anni dovrebbero aggirarsi attorno alle 1200 unità.

Va bene, la creazione di nuovi posti di lavoro è sempre una notizia da accogliere con gioia, ma questi numeri sono irrilevanti rispetto all’indotto che queste due operazioni sono destinate a generare nel centro Italia, quindi qual è il senso di soffermarsi così puerilmente sulla conta dei nuovi posti di lavoro? In entrambe le notizie ho letto una ripresa nella fiducia verso il nostro sistema Paese, che per i due colossi ha ancora qualche chance di togliersi dal guano in cui è immerso e imboccare la strada dell’innovazione. Alimentare il potenziale inespresso di un’intera generazione, schiacciata tra la mancanza di lavoro da un lato e la mentalità borbonica delle vecchie generazioni dall’altro ha un valore quasi rivoluzionario, non è forse di questo che dovremmo parlare, piuttosto?

Io lavoro quotidianamente con un sacco teste brillanti che hanno poco più di vent’anni e l’idea fissa di cercare la loro strada a Berlino, Londra o in California, ma è qui che potrebbero dare davvero il massimo, più che in qualsiasi altra città del pianeta, se solo fossero lasciati liberi di farlo. Ma lo stesso discorso vale per i trentenni, i quarantenni e anche i cinquantenni di talento che continuano a produrre idee e ad innescare nuovi meccanismi di crescita, ostinatamente indifferenti alla mentalità del Paese in cui sono nati e in cui amano vivere.

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