Quattro chiacchiere con un 86enne

Trovarsi in coda dal meccanico senza tante aspettative se non il conto da pagare e invece tornarsene a casa con una bella storia da raccontare, grazie alla saggezza di un anziano avventore. Ma sarà davvero una bella storia?
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Oggi ho fatto un salto dal meccanico. La mia auto ha bisogno di un poco di manutenzione. Avrebbe bisogno anche di una bella lavata dal momento che non vede dello shampoo da oltre un anno. Il che comunque non guasta: ho scoperto che lo strato di povere e insetti protegge la carrozzeria dai graffi e dall’usura. Davvero, funziona come quella sostanza protettiva di cui sono ricoperte le auto nuove quando le portano in concessionaria. Almeno credo…

Insomma, me ne stavo in piedi ad aspettare il mio turno. Paolo il meccanico è uno gettonato. Perché è molto capace e molto onesto. Con me c’erano mia moglie Vania e il piccolo Leo. Nostro figlio ha solo tre mesi ma è straordinariamente simpatico – lo dico con assoluta obiettività di padre – ed ha presto attirato l’attenzione di un vecchio a cui Paolo stava sistemando qualcosa che aveva a che fare con i tergicristalli.

Il vecchio era una di quelle persone che parlano a cuore aperto con qualsiasi sconosciuto e in men che non si dica ci ha raccontato un pezzo significativo della sua esistenza. Ora di lui sappiamo che ha 86 anni, che nel ’70 ha costruito una casa di 140 metri quadri pagandola 20 milioni di vecchie lire, che il mutuo a quei tempi si aggirava attorno alle 100mila lire e che la sua entrata mensile era tra una cosa e l’altra di oltre 500mila. Questo per informarci del fatto che 40 anni fa le cose funzionavano molto meglio perché c’era la Democrazia Cristiana.

Il nesso tra i suoi conti della serva e la Democrazia Cristiana non è poi così sottile e lascio che lo cogliate per conto vostro. Una frase che il vecchio ha ripetuto con una certa insistenza per dimostrare la sua personale teoria suonava più o meno così: “Adesso è tutto uno schifo e sarà sempre peggio”. Una frase da manuale per un vecchio. Secondo lui da almeno 40 anni le cose non fanno che andar peggio ed ogni anno è meno bello del precedente. Dall’alto del suo punto di vista oggettivamente privilegiato ci ha fatto notare come i nostri padri stessero molto meglio di noi e come certamente i nostri figli staranno molto, molto peggio di ora.

Grazie per l’incoraggiamento, soprattutto da parte di Leo.

Ho cercato di giocare con lui la carta dell’ottimista terminale, ma so che il vecchio ha pienamente ragione. Non è difficile immaginare che davvero i nostri figli avranno molto meno di quanto abbiamo ricevuto noi. Bella scoperta. Anzi, brutta.

Al vecchio non lo sfiorava nemmeno il pensiero che lo schifo di cui ci stava parlando potesse avere qualcosa a che fare proprio con i suoi conti della serva e con il nesso che li lega alla sua compianta Democrazia Cristiana – ma dico della DC perché l’ha tirata in ballo lui, lo stesso  discorso vale senza sconto alcuno per PCI, PSI, PLI, PRI e tutto il resto della vecchia baracca parlamentare.

Il vecchio parlava del mondo di allora come di un mondo reso migliore dalla politica.

Allora la politica aiutava davvero la gente comune, dice lui. I politici li conoscevi di persona e ti aiutavano a trovare un posto di lavoro, a vincere un concorso, ad ottenere un’autorizzazione, a far salire soldi da Roma, a tenere aperte le fabbriche in difficoltà, a garantire una casa a chi non se la poteva permettere – certo non era il caso suo – e i soldi aumentavano di valore, le banche li pagavano gli interessi sui risparmi che depositavi – mica come ai giorni nostri! – ed era sempre possibile investire in titoli di Stato per compensare l’inflazione.

Dopo averlo salutato con tutta la cortesia e l’affetto che si devono ad una persona di quella età, dentro di me avevo per lui un solo pensiero:

“Vecchio… il mondo migliore in cui hai vissuto 40 anni fa lo stiamo ancora pagando ora e quasi certamente continueranno a pagarlo i nostri figli”.

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