Non conosco il tuo nome

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Non vengo da queste parti da mesi. Ho pensato più di una volta che sarebbe ormai il caso di mettere una bella pagina segnaposto invece di questi post, perché non c’è niente di peggio di un blog che non viene aggiornato almeno quotidianamente. Eppure di novità e di cose di cui parlare ce ne sarebbero davvero tante, talmente tante che non mi resta poi nemmeno un minuto per scrivere due righe in quello che nell’intenzione avrebbe dovuto essere il mio blog professionale/personale. Poi però io alle cose mi ci affeziono e di buttarle non se ne parla mai. Ci penso. Ci provo. Ma poi rimando. Rimando, rimando, rimando…

Prima di prendere sonno leggo le pagine di un romanzo che vorrei segnalare. Ci tengo davvero, perché certe informazioni meritano di essere diffuse quanto più possibile, non c’è alcun gusto nel conservarle, vanno condivise. Si tratta del romanzo “Non conosco il tuo nome” scritto da Joshua Ferris e promosso massicciamente attraverso tutti media italici da almeno due settimane. Ragazzi, si tratta di una delle più clamorose boiate che io abbia mai avuto la sventura di leggere! Una sequenza ininterrotta di scenette improbabili, noiose e fondamentalmente fanciullesche annegate in un rosario di dettagli insignificanti e buttati a casaccio. Siamo a livelli inenarrabili! I personaggi sono annoiatissimi e noiosissimi esponenti della middle class americana nelle cui bocche sono state infilate a fatica conversazioni frammentarie e innaturali, sequenze di spot da trailer cinematografico riuscito male e descrizioni forzate di dettagli privi di alcuna attinenza con il momento psicologico della narrazione. Io spero si tratti almeno di una cattiva traduzione, anche se è l’intera storia ad essere improbabile e – peggio – assolutamente insignificante. Mi è rimasta indelebilmente impressa la descrizione di una strada del Bronx in cui le cartacce rotolano qua e là sospinte dal vento ed un veicolo per la pulizia delle strade passa saltellando ed emettendo scintille sull’asfalto irregolare. Ma che cagata immane! Questa scena la si vede tale e quale in qualsiasi pessimo filmetto americano degli anni ottanta… Non lo so, è insopportabile ma lo devo finire. Voglio capire fino a che punto si possa spingere. Certo è uno di quei prodotti estremamente poveri che vengono consumati da un pubblico scarsamente dotato per il solo gusto di conoscerne il finale. Il potere catartico dell’agnizione… Si ritorna a leggere più volte nella vita un classico perché un classico è estetica pura che ha preso forma in una sequenza narrativa. Si leggono e rileggono i maestri per il gusto di farlo, di tornare più e più volte su di una sola frase. Non per sapere se, alla fine, Raskol’nikov finirà in galera o riuscirà a farla franca. Basta. Vado a letto. Mi somministro ancora qualche decina di pagine, prima di dormire. E vediamo come diavolo va a finire…

3 commenti
  1. Che ti sei fumato??! Mughini esci da questo corpo!!!
    Rimanda ancora che alcuni post sono illuminanti 😉
    Poi io non so te, ma tornando di tanto in tanto nel tuo blog mi rispecchio 😛 non c’abbiamo un cavolo di tempo noi informatici!

  2. Gentilissimo Dottor Ake… 🙂

    Non posso esimermi dall’abbandonarmi alla commozione, dunque c’è ancora qualche sfaccendato che capita da queste parti??? 😉 Accetto il con(s)iglio e lascio tutto online ancora per un po’… Bye!

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