Fatelo smettere, per cortesia …

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Mentre le ventole del mio portatile sbuffano un’aria rovente che sa di polimeri fritti, Nichi Vendola snocciola il repertorio di frasi preconfezionate a cui ci ha abituato. Non che io contesti aprioristicamente le sue posizioni o che io abbia preconcetti sulla sua persona, mi infastidisce solamente il suo modo di comunicare. Di persone capaci di parlare per oltre 90 minuti di un qualsiasi argomento con lo sguardo accigliato e quell’espressione del volto che sembra voler dire io sono una persona seria ne ho viste e sentite troppe. Di solito di tratta di macchine che replicano invariabilmente gli stessi schemi retorici, camuffandoli da pensieri ben formati. Basta ascoltarli due volte in due contesti differenti – ad esempio una conferenza stampa e l’intervista su qualche TV locale – per accorgerti che replicano ogni volta la stessa medesima meccanica di espressioni del volto, di pause e accenti orrendamente identici. Quando la comunicazione è una merendina dozzinale, quello che sta dentro il cellophane trasparente di solito non vale un granché. Fatelo smettere, per cortesia…

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