Ceci n'est pas un blog

Blog personale di Ivan Agliardi con pagine di informatica, linguaggi, idee…

SEO: non vi fidate di chi promette miracoli

Il logo di Google ItaliaMi capita sempre più spesso di ricevere offerte da aziende mai sentite prima che promettono interventi miracolosi di SEO, con risultati pressoché immediati e decisamente allettanti: incremento degli accessi anche del 500%, presenza nelle prime pagine dei principali motori di ricerca per un numero non irrilevante di keyword, etc.

L’esperienza e la buona conoscenza della materia mi fanno subito storcere il naso e bastano poche domande per mettere con le spalle al muro il commerciale che – a fronte di risultati del tutto fasulli – si aspettava di incassare dai 1.500,00 EURO in su. Purtroppo lo stesso non accade quando a parlare con il medesimo commerciale è uno dei miei clienti che, senza prendersi la briga di consultarmi prima, si lascia convincere e sottoscrive un contratto di fornitura che è – senza mezzi termini – una truffa bella e buona.

Dato che questo mi è capitato già due volte negli ultimi mesi – e sempre grazie all’abilità dello stesso commerciale – mi prendo la briga di riportare qui due righe su come funzioni la cosa, cercando di spiegare in parole molto povere  cosa effettivamente acquisti chi aderisce ad offerte di questo tipo e quali siano – se ce ne sono – i benefici effettivi di simili interventi a fronte di una spesa che è in ogni caso assolutamente ingiustificata.

Ecco alcune delle tecniche con cui si possono ottenere incrementi vertiginosi negli accessi al vostro sito Internet senza però che ve ne venga in tasca nulla: non un nuovo cliente, non un effettivo incremento delle vendite o della visibilità del vostro marchio aziendale, niente di niente.

Pagine doorway

Si tratta di pagine nascoste all’interno di altri siti e realizzate in maniera tale da essere “viste” dai soli motori di ricerca. Il navigatore normale non è messo nelle condizioni di accedere a queste pagine mediante link cliccabili. Sono in altre parole pagine che parlano della vostra azienda e che contengono a loro volta link o redirect al vostro sito Internet, ma raggiungibili solo seguendo link nascosti: solo lo spider di un motore di ricerca ha accesso a queste risorse, mentre nessun navigatore umano le raggiungerà mai. Tecnicamente il risultato di questo tipo di pagine porta a tutti gli effetti benefici al posizionamento del vostro sito Internet nel motore di ricerca, per cui è possibile che nel breve periodo interventi di questo tipo si traducano in un sensibile aumento nelle visite. Attenzione però! Questa tecnica è indicata espressamente come illegale nelle policy di Google e, una volta individuate le pagine doorway, il vostro sito sprofonderà per un lungo periodo nell’oblio più oscuro. A parte i benefici iniziali, il gioco non vale quindi la candela. Tutt’altro: una tecnica di questo tipo può procurarvi effettivamente grossi danni.

Keyword stuffing

Si tratta di uno dei metodi più tradizionali per ottenere il buon posizionamento di una pagina all’interno di un motore di ricerca e consiste nell’inserimento di un elevato numero di keyword mirate sia nei meta tag che nella pagina – e spesso anche negli script esterni caricati dalla pagina stessa. Questa pratica non ha niente a che vedere con l’ottimizzazione e si riduce alla mera ripetizione di migliaia di keyword mirate all’interno di un altissimo numero di pagine, senza che venga pianificata una vera struttura nella distribuzione delle keyword a seconda dell’area tematica in cui si trova il navigatore. Le stesse keyword vengono nascoste più volte in molte parti della pagina, rendendole invisibili al navigatore mediante escamotage elementari: testo bianco su fondo bianco, testo di dimensione infinitesimale, testo annegato in tag <SCRIPT></SCRIPT>, testo spostato in aree non visibili mediante i CSS,  etc. Anche questa tecnica è considerata illegale da Google e viene pesantemente penalizzata.

Pagine scraper

Si tratta di pagine generate automaticamente prelevando contenuti da altri siti Internet, fonti RSS o addirittura dagli stessi motori di ricerca mediante script. Spesso vengono generati automaticamente anche i link di Google Adsense al solo fine di aumentare i riscontri nei report dell’azienda che ha chiesto l’indicizzazione, realizzando di fatto una doppia truffa: nei confronti del cliente e nei confronti di Google. Individuare pagine scraper è molto semplice: sono sufficienti pochi colpi d’occhio per capire che ci troviamo davanti ad una pagina fasulla, popolata da contenuti automatici e senza l’intervento di un individuo che ne curi organicità e attinenza.

Link farm

Si tratta di una serie di siti Internet collegati tra loro e spesso popolati di contenuti in maniera del tutto automatica, pescandoli – quasi sempre senza nemmeno averne l’autorizzazione – dagli RSS di altri siti Internet, blog e portali. Questa tecnica è denominata anche spamexing o spamdexing. La possibilità di automatizzare il popolamento dei contenuti di questi network di siti Internet fasulli fa sì che se ne possano generare in breve tempo anche migliaia. Lo scopo è quello di riuscire ad ingannare i meccanismi di valutazione messi in atto dagli spider di Google e guadagnare con ognuno dei siti fasulli qualche posizione rilevante nel motore di ricerca, portandosi dietro poi anche pagine interne dedicate all’azienda che ha pagato il servizio di indicizzazione. A parte il fatto che l’aggiunta di una pagina ad un sito Internet fasullo non può certo valere 1.500,00 EURO, il rischio più grosso è quello di venire coinvolti in eventuali contromisure di Google: se la link farm viene identificata come tale, tutti i siti Internet coinvolti vengono pesantemente sanzionati o addirittura rimossi dal motore di ricerca. Di questo rischio i consulenti non parlano, ovviamente.

Conclusione

A chi vi propone risultati miracolosi grazie a costosissimi interventi di SEO chiedete sempre di mettere per iscritto quali tecniche adotterà e fatevi consegnare al termine dei lavori un resoconto dettagliato di tutte le modifiche effettuate alle vostre pagine e un report che documenti in maniera precisa la provenienza dei nuovi accessi. Se il commerciale non accetta queste condizioni, non sottoscrivete alcun contratto.

A proposito di Ivan Agliardi

Ho immaginazione e creatività, ma non sono un artista. Faccio interagire tra loro aziende dando vita a nuove imprese, ma non sono un imprenditore. Mi occupo da oltre 15 anni di server Linux, applicazioni web, database, domini, hosting, housing, sicurezza informatica e sistemi embedded, ma non sono un tecnico. Faccio SEO, SEM, SMM e fornisco contenuti attraverso i miei copyrighter, ma non sono un uomo marketing. Ora ho di nuovo un blog, ma non sono un blogger. Sono solo un umanista e un informatico della prima ora. E mi circondo di gente con le palle :)

2 commenti su “SEO: non vi fidate di chi promette miracoli”

  1. dodies

    Interessanti e chiare righe. Ho letto qualche pagina su seo e posizionamenti, ma è una argomento che mi interessa relativamente e quindi non ho mai approfondito.
    Ti pongo una domanda: il fatto che, nelle proprie regole, google ritenga illegale alcune pratiche, e che di conseguenza le penalizzi se scoperte, deriva da un illecito legale o solo arbitrario del motore di ricerca?
    L’illegalità è per google o realmente esistono leggi che regolano anche tali pratiche?
    Semplice curiosità in quanto, logicamente il risultato finale poco cambia: se ti penalizza google è effettivamente un danno dato il suo peso in termini di motore di ricerca.

    Grazie per le righe condivise.

    Reply

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ivan Agliardi

Ivan Agliardi