Durante il MiArt 2008 (International Milan Art Fair) il Centro Culturale Zerologico ha presentato “Luci Digitali: The Yellow Forest” di Fab3, un’installazione che mescola arte, musica e video. In un mondo di colori, percezioni visive astratte ed elettronica, l’intero spazio espositivo è stato la scena sulla quale Fab3 ha liberato la sua creatività.
Per maggiori informazioni visita il sito Internet ufficiale dell’artista: http://www.fab3.net
Un aggiornamento importante al mio post di ieri: anziché utilizzare la versione di `youtube-dl` che si trova nei repository Debian, consiglio vivamente di scaricare l’ultima versione che si trova a questo indirizzo:
Questa versione risolve infatti alcuni problemi con i nuovi formati scelti da YouTube per identificare i video. Per utilizzare la nuova versione è sufficiente scaricarla sulla propria workstation (si tratta di un semplicissimo file di testo) e lanciarla come nell’esempio che segue:
Si tratta dello stesso video che ho postato qualche giorno fa, ma questa volta il file è stato scaricato in locale e convertito in AVI. Importante il fatto che nella versione scaricata non compaia più il logo di YouTube.
Per chi voglia scaricare copia di un video di YouTube, magari per modificarlo a proprio piacimento, esiste uno script in python pacchettizzato con il nome `youtube-dl` e disponibile nei repository di default di Debian GNU/Linux. Per installarlo sulla propria workstation è sufficiente il solito comandino magico:
# apt-get install youtube-dl
Una volta installato il pacchetto per scaricare i video da YouTube basterà lanciare il comando:
Ciò che otterrete sarà un file in formato Flash Video (FLV), senza il logo di YouTube, che potrà essere visualizzato con MPlayer. Se proprio si vuole convertire il file da Flash Video (FLV) a xvid (AVI) si può sempre ricorrere al mitico, irrinunciabile `ffmpeg`:
Parole come “baita”, “pascolo”, “pastorella di oche” mi affascinarono lungo tutta l’infanzia. Possedevano l’aroma sensuale di un mondo vero, spensierato e lontanissimo dai tetti polverosi di lamiera, dagli spiazzi colmi di rottami e rovi, dagli squallidi pendii di una Gerusalemme strozzata dal giogo di un’estate incandescente. Bastava che sussurrassi fra me e me “pascolo” – per udire il muggito delle vacche con le campane appese al collo e il gorgoglio dei ruscelli. A occhi chiusi, osservavo la pastorella d’oche scalza, che mi turbava fino alle lacrime quando ancora non sapevo nulla.