Archivio del mese di febbraio 2009

Figli del Commodore 64

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Quanto tempo è passato? Sono vent’anni buoni ormai. Quei pochi della mia generazione che non si limitavano a lanciare il load dei videogiochi, ma si davano da fare per animare sprite o per formattare la ricerca di scienze con i primi rudimentali word processor – no, niente finestre! – ritrovavano dentro a quel riquadro blu la stessa atmosfera di Wargames. A onor del vero il mio di riquadro era di un altro colore: per questioini di budget avevo un monitor Fenner a fosfori verdi. Il senso quasi mistico della scoperta ottenuta un po’ a fatica e un po’ a culo, lavorando per ore a lunghe sequenze di stringhe dal significato necessariamente oscuro. Internet era un’arma segreta di cui ignoravamo l’esistenza: anche se conoscevamo bene il funzionamento del modem, eravamo ben lungi dall’immaginare che un giorno sarebbe successo tutto questo. Riviste di informatica ce n’era pochissime. Era tutto un provare provare provare che raffinava l’istinto del futuro problem solver. Avrei ritrovato lo stesso spirito soltanto molti anni più tardi, con la scoperta di Linux e delle infinite possibilità che sembrava presagire. Ma in fondo il metodo acquisito sul C64 ci è rimasto dentro: la voglia di scendere sempre più in basso nell’esplorazione di un’architettura, lo sforzo di trovare sempre nuovi impieghi per applicazioni originariamente destinate ad altro, la capacità di stupirsi sempre e comunque e la voglia di condividere ogni scoperta con qualcuno che avesse la tua stessa passione. Il desiderio di conoscere. Una spezia così rara, specie tra la mia gente di allora. E questo riguarda qualcosa di molto più grande. In fondo, su quella pietra di paragone che fu il C64, misuravamo allora la portata delle nostre aspirazioni. Qualcosa di quasi mistico. Come la musica di Franco Battiato.

Reimpostare data, ora e timezone su un server Linux

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Il celebre pinguino Tux, logo ufficiale del kernel LinuxCi sono tutorial tanto semplici quanto  intramontabili, veri e propri ever green del bravo informatico che muove i primi passi nel magico mondo dell’amministrazione di sistema. Quelle che seguono sono semplici istruzioni che permettono di reimpostare data, ora e timezone su un server Linux. Li metto a disposizione di un cliente che me ne ha fatto richiesta proprio questa mattina. Onore al merito: gli originali di questi tutorial elementari ma utilissimi si trovano qui e qui.

Reimpostare la data

Per reimpostare solo la data su un server Linux è sufficiente accedere alla linea di comando come root e digitare quanto segue:

# date +%Y%m%d -s "20090217"

Reimpostare l’ora

Per reimpostare solo l’ora su un server Linux è sufficiente accedere alla linea di comando come root e digitare quanto segue:

# date +%T -s "11:12:00"

Reimpostare data e ora

Per reimpostare data e ora su un server Linux è sufficiente accedere alla linea di comando come root e digitare quanto segue:

# date -s "16 FEB 2009 11:12:00"

Reimpostare la Time Zone (soluzione A)

Se state utilizzando Fedora, RHEL o CentOS Linux digitate quanto segue:

# redhat-config-date

Oppure lanciate ‘setup’ e scegliete “Timezone configuration”:

Setup di Red Hat

Reimpostare la Time Zone (soluzione B)

Se utilizzate un’altra distribuzione o se – indipendentemente dalla distribuzione che utilizzate – vi sentite sufficientemente self-confident con Linux da mettere mano ai file di configurazione, procedere come segue:

1) spostatevi in /etc/

# cd /etc

2) create un link simbolico al file che contiene la timezone prescelta

# ln -sf /usr/share/zoneinfo/CET localtime

Reimpostare la Time Zone (soluzione C)

È sempre possibile utilizzare le variabili ambientali per ottenere il cambio della timezone:

$ export TZ=Europe/Rome

In questo caso, le impostazioni saranno valide per tutta la sessione ma saranno perse al primo reboot, a meno che non si aggiunga la stessa istruzione nei file di configurazione che gestitsono le variabili ambientali personalizzate, ma non è una scelta che io mi senta di consigliare, meglio a quel punto utilizzare la soluzione A o la soluzione B.

Un sito Linux per i radioamatori

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Riporto qui integralmente un annuncio di sicuro interesse comparso sulla mailing list del Linux User Group di Verona:

I radioamatori, i CB, e gli appassionati del radioascolto che nella mailing list “Ham” – ospitata presso lists.linux.it – hanno iniziato a scambiarsi opinioni e suggerimenti sui programmi GNU/Linux, sono lieti di annunciare la nascita del sito http://ham.linux.it dove, sotto forma di wiki, saranno riproposti articoli, documenti e link al materiale open source dedicato al mondo delle radiocomunicazioni. E’ possibile contribuire alla realizzazione del sito previa registrazione. Sono ammessi solo contenuti in licenza GFDL e Creative Commons.

Lenny is alive and kickin’

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Banner di Debian Lenny comparso su debian.orgÈ inutile spendere troppe parole attorno al tanto lieto quanto atteso evento, perché questa mattina se ne parlerà sui blog di mezzo mondo: con uno slittamento di circa tre mesi rispetto a quanto preannunciavano i rumors dei ben informati, sabato mattina è stata rilasciata Debian 5.0 (nome in codice: “Lenny”). Come tutti sanno, Debian GNU/Linux è il sistema operativo libero per eccellenza, supporta dodici architetture di processori e include gli ambienti desktop KDE, GNOME, Xfce e LXDE. Debian, campionessa assoluta di stabilità, efficienza, portabilità e sicurezza – nonché distro Linux ufficiale su cui ho costruito sino ad ora ogni mio progetto – gira egregiamente su:

  • Sun SPARC (sparc)
  • HP Alpha (alpha)
  • Motorola/IBM PowerPC (powerpc)
  • Intel IA-32 (i386)
  • IA-64 (ia64)
  • HP PA-RISC (hppa)
  • MIPS (mips, mipsel)
  • ARM (arm, armel)
  • IBM S/390 (s390)
  • AMD64 e Intel EM64T (amd64)

Commovente e sintomatica di un clima di cooperazione ispirata da uno spirito umanissimo e fraterno è la dedica di questa straordinaria release:

Debian GNU/Linux 5.0 Lenny è dedicato a Thiemo Seufer, uno sviluppatore Debian deceduto il 26 dicembre 2008 in un tragico incidente d’auto. Thiemo era coinvolto in Debian in molti modi: provvedeva alla manutenzione di numerosi pacchetti ed era il sostenitore principale del port di Debian verso le architetture MIPS. Era inoltre un membro del nostro gruppo del kernel, così come del gruppo dell’installatore Debian. I suoi contributi vanno oltre il progetto Debian: ha anche lavorato sul port MIPS del kernel di Linux, sull’emulazione MIPS di qemu e a molti altri progetti minori, troppi per essere menzionati qui.

Il suo lavoro, la sua dedizione, la sua vasta competenza tecnica e la sua capacità di condividere ci mancheranno. I contributi di Thiemo non saranno dimenticati. L’alta qualità dei suoi lavori renderà molto difficile la sua sostituzione.

Che altro dire? Per maggiori informazioni potete come sempre consultare la release announcement e le release notes. Correte a scaricare l’immagine ISO giusta per la vostra architettura dalla pagina di download ufficiale o individuate il mirror più vicino. Se avete una ADSL anche solo decente, consiglio vivamente di installare Debian con la ISO della “netinst”, le cui ISO per i386 e x86_64 sono già disponibili qui: debian-500-i386-netinst.iso (150MB, MD5, torrent), debian-500-amd64-netinst.iso (131MB, MD5, torrent). Have fun!

Eluana

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SpiaggiaAssolutamente no. Non ho alcuna intenzione di unirmi al coro cannibale di chi simula la pietà o lo sdegno per l’epilogo di una storia così tragicamente umana. Al clamore vergognoso di certi politici, di certi preti, di certi giornalisti e di ogni altro mercenario di opinioni, preferisco la cura ristoratrice della poesia. Torno a volte tra le cose di rgod, ed oggi proprio tra quelle cose ho trovato le parole giuste per salutare una vicenda sulla quale spero possa finalmente calare il velo pudico del silenzio. Buon viaggio, sorella che per un attimo ci hai distratto dalle nostre distrazioni. Leggi il resto »

Yesman? Maybe!

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Locandina del film YesManSabato sera mi sono rifatto dell’esperienza catartica di “Setta anime” con un film leggero, leggerissimo, praticamente demenziale. Ma assolutamente divertente, nel senso più antico del termine. (Mi piacciono le frasi senza predicato). Un paio di ore di una spensieratezza così sana da costringerti a riflettere. (Mi piacciono molto anche i periodi senza principale).  Chi mi conosce sa che sono, mio malgrado, uno yesman con i controfiocchi. Nel senso meno edificante che si possa immaginare, ovvio. Io sono uno di quelli che non sa dire di no a nessuno, ma proprio a nessuno, specie quando si tratta di fare qualcosa che non avrei assolutamente né il tempo né la voglia di fare. (La frase precedente va circosritta alle mie attività lavorative, non fraintendete…). Come molti di quelli che fanno il mio lavoro, ci sono giornate in cui sono talmente zeppo di cose da fare da non avere nemmeno il tempo per respirare. Eppure, se proprio durante una di queste giornate mi chiama il signor Chiunque chiedendomi di realizzare in tempi brevi la più strampalata delle idee, io mi faccio in 16 e trovo un modo per accontentarlo. Certo, non lo faccio pro bono come certi avvocati dei serial americani, ci mancherebbe. Ma, in questo modo, finisco per passare gran parte del mio tempo in una sorta di continuo cambio di rotta. E questo, credetemi, non porta davvero da nessuna parte. Per questo motivo, mi pare particolarmente chiaro che la vera morale della nuova commedia di Jim Carrey (tratta dal best seller di Danny Wallace) non è “impara a dire di sì alla vita”, ma al contrario “impara a dire di no a tutto quello che ti tiene lontano dalla vita”. Lapalissiano, no?

Addio al papà dei Playmobil

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Cavaliere PlaymobilQuesta mattina sono incappato per caso nella notizia della morte di Hans Beck, l’inventore tedesco che negli anni Settanta ideò  i mitici Playmobil. Ma quanto ci abbiamo giocato da piccoli con quei rassicuranti simulacri di plastica dal sorriso minimalista e la mobilità che definire essenziale è un gran bell’eufemismo? Io ho un ricordo profondo e indelebile persino dell’odore quasi vago che sprigionava il materiale di cui son fatti quando te li mettevi in bocca. Allora non stavo certo a chiedermi se rilasciassero ftalati. Bei tempi quelli. Magari eri allegramente immerso fino al collo nei derivati della chimica industriale, eppure vivevi  serenamente perché non ne sapevi nulla. Beata innocenza. Pantaloni beige a zampa di elefante e la riga nei capelli alla maniera di De André. Poi, io me lo ricordo bene, sono arrivati Seveso, gli ecologismi estremi e l’ecoterrorismo mediatico. La diossina ha cominciato a fare più paura delle BR. Così ci siamo sciroppati – volenti onolenti – l’edonismo ottuso degli anni Ottanta, che ci hanno insegnato quanto fosse fondamentale fare ginnastica, cambiarsi spesso d’abito, pettinarsi e non abitare a Cernobyl. Al salutismo puro e assoluto si è arrivati solo nei Novanta. Smettere di fumare e votarsi alla dieta mediterranea. Non male quest’ultima, ma alle mie 4 o 5 sigarette al giorno ancora non riesco a rinunciare. E adesso ci ritroviamo a fare calcoli su quanto in là potremmo spingere il limite delle nostre vite medie se consumassimo ogni giorno ettolitri di kefir del Caucaso. Ma che discorsi… Io, quasi quasi, mi succhio un Playmobil.